Il responsabile tecnico in azienda e la Legge 46/90

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nuages
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Il responsabile tecnico in azienda e la Legge 46/90

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post proveniente dal blog http://studiogennari.blogspot.com/

La figura del responsabile tecnico, ovvero di colui che ha il compito di valutare ed attestare la conformità degli impianti destinati all'uso residenziale e non residenziale sia pubblico che privato, è motivo di attenzione per quelle attività che fanno parte del settore dell'edilizia e dell'impiantistica in genere (trattasi, dunque, di attività artigiane).

Basandomi su quelli che sono i casi finora incontrati, in questo post cercherò di analizzare in sintesi le principali problematiche alle quali gli imprenditori ed i commercialisti stessi devono dare risoluzione al fine di rendere il più corretto possibile l'avvio delle attività di cui sopra; in particolare, verranno analizzate le modalità di inquadramento nell'organico aziendale del responsabile tecnico con alcuni cenni alle norme del codice civile, gli adempimenti presso i pubblici uffici (Albo Artigiani o Registro Imprese) e il trattamento contabile e fiscale dei compensi spettanti al Responsabile Tecnico.

Normativa di riferimento: Legge 5 marzo 1990 n° 46

La legge 5 marzo 1990 n° 46 individua le categorie di impianti ad uso civile e pubblico di tipo residenziale e non residenziale, per le quali è richiesto il rilascio di apposita certificazione scritta sulla conformità degli stessi.

Il testo di Legge si occupa di indivifuare altresì le categorie di soggetti che possono attestare tale conformità sia in base ad una serie di requisiti pertinenti il percorso formativo di studi seguito, le esperienze professionalmente svolte presso aziende specializzate (es. apprendistato, contratti di formazione lavoro, dipendenti, ecc.), qualifiche professionali conseguite presso analoghi istituti (istituti di formazione professionali, per l'appunto).

a) Tipologie di impianti:

Lett. A) Impianti di trasporto, produzione e distribuzione dell'energia elettrica nell'ambito di edifici adibiti ad uso civile;

Lett. B) Impianti radiotelevisivi ed elettronici in genere, antenne ed impianti di protezione da scariche atmosferiche;

Lett. C) Impianti di riscaldamento e climatizzazione azionati da fluido liquido, gassoso e aeriforme e di qualunque forma e specie;

Lett. D) Impianti idrosanitari nonché di trasporto, trattamento, uso, accumulo, e consumo di acqua all'intero di edifici, a partire dal punto nel quale l'acqua è distribuita dall'Ente pubblico;

Lett. E) Impianti di trasporto e distribuzione di gas allo stato liquido o areiforme all'interno degli edifici, a partire dal punto di consegna del combustibile gassoso da parte dell'Ente pubblico;

Lett. F) Impianti di sollevamento di persone e di cose, tramite ascensori, montacarichi, scale mobili, ecc.;

Lett. G) Impianti di protezione antincendio, limitatamente agli impianti elettronici e/o impianti idrici.

Ipotizziamo il caso di una impresa edile che si occupa della costruzione, manutenzione, completamento di edifici residenziali o non residenziali, sia pubblici che privati.

Il committente che le affida i lavori, potrebbe altresì richiedere il montaggio di ascensori che trasportino i condomini da un piano all'altro del palazzo, realizzare nei locali gli impianti elettrici, l'impianti di riscaldamento e climatizzazione, ecc.

Va da sè che rientrando questi impianti tra quelli in precedenza descritti, si rende necessario per l'impresa possedere specifici requisiti che consentano alla stessa di attestare la loro conformità secondo quanto prescritto non solo dalle Leggi italiane, ma anche da apposite Direttive della Comunità Europea.

E pur vero che la stessa stazione appaltante potrebbe cedere parti di tali opere ad altre imprese specializzate e in subappalto ma ipotizziamo che l'azienda presa ad esempio possa anche realizzare queste opere, quali sono i requisiti che essa deve possedere al fine di risultare autorizzata ad attestarne la conformità ?

La Legge 46/90 all'art. 3 lett. a), b) e c) elenca i requisiti di ordine professionale, scolastico e accademico di cui devono essere in possesso i responsabili tecnici e che qui riepilogo in sintesi:

a) Diplomi di laurea in ingegneria (indipendentemente dalla specializzazione), diplomi di laurea in architettura, diplomi di laurea in fisica, conseguiti presso Atenei statali o riconosciuti dallo Stato;

b) Periti con diploma di scuola media superiore rilasciato dagli I.T.I. (Istituti Tecnici Industriali) statali o riconosciuti dallo stato;

c) Soggetti con qualifica professionale triennale rilasciata da istituti professionali statali o privati legalmente riconosciuti.

Per i soggetti di cui al punto c) è richiesto però un periodo di apprendistato di almeno un biennio presso un'azienda specializzata in impiantistica e opportunamente certificato e referenziato dal datore di lavoro.

In presenza di tali requisiti, posseduti dal titolare, lo stesso potrà ottenere l'autorizzazione a installare, manutenere e certificare la conformità di questi impianti iscrivendosi, a sua scelta, o nell'Albo delle Imprese artigiane o presso il Registro Imprese nella sezione speciale dei "Piccoli Imprenditori" di cui all'art. 2083 c.c.

Per i titolari sprovvisti dei requisiti su richiamati, dobbiamo passare al punto successivo.

Reclutamento in azienda del responsabile tecnico.

La figura del responsabile tecnico è associata a quella del titolare della stessa azienda; trattasi di un collaboratore autonomo e non legato all'imprenditore da vincoli di subordinazione, operando non in modo continuo o a tempo indeterminato nell'azienda, figura questa che è tipica del cosidetto "associato in partecipazione".

L'art. 2549 c.c. disciplina il contratto di associazione in partecipazione, col quale l'associante (il titolare dell'impresa) si avvale della collaborazione di un associato, il quale apporta prevalentemente il proprio lavoro col fine ultimo di percepire un compenso per la propria partecipazione alla vita dell'impresa.

Come si è detto, l'associato non è un subalterno dell'imprenditore, bensì un collaboratore autonomo che in vista dell'incarico che gli è stato affidato e data la propria esperienza tecnica, potrà decidere autonomamente sulle modalità di esercizio della propria attività, recandosi presso i cantieri dell'impresa, verificare la conformità degli impianti in fase di realizzazione e, in ultima analisi, rilasciare apposita certificazione di conformità.

Solitamente la pratica vuole che la scelta dell'associato ricada sempre su un ingegnere che svolge già una propria attività professionale ed iscritto al relativo ordine professionale; l'attività di associato non deve avere carattere prevalente o esclusivo e, dunque, i compensi percepiti sono di entità minima rispetto a quelli derivanti dall'attività professionale.

Nel marzo del 2008 le nuove regole che disciplinano la figura del responsabile tecnico hanno imposto che questo soggetto, anche se in possesso di laurea o diploma, non eserciti contestualmente un'attività professionale autonoma; dunque, la legge richiede una esclusività nel rapporto tra associante e associato.

Profili contabili e fiscali dell'associazione in partecipazione:

Dal punto di vista contabile, e quanto segue si collega alla disciplina giuridica, all'associato spetta un compenso calcolato in misura percentuale sugli utili complessivamente conseguiti dall'azienda nel corso dell'esercizio.

L'entità di tali utili deve essere comprovata da un apposito rendiconto di gestione, che altro non è se non un conto economico in forma abbreviata, che deve essere sottoposto all'attenzione dell'associato.

Le parti potranno poi stabilire il termine entro il quale il compenso dovrà essere corrisposto dall'associante all'associato (solitamente entro trenta giorni dalla chiusura dell'esercizio previa approvazione del rendiconto stesso).

Fiscalmente il compenso dell'associato in partecipazione è visto come un reddito di attività professionale discplinato all'art. 53 comma 2 lett. c) del DPR 22 dicembre 1986 n° 917 (TUIR) che parla di reddito di partecipazione al capitale di un'impresa.

Sorge il problema se tale reddito debba essere dichiarato ai fini della tassazione dall'associante o dall'associato; a tal proposito, si cita la sentenza n° 16445 - 08 della Corte di Cassazione Sezione Quinta civile che in merito ad un ricorso presentato dall'amministrazione finanziaria su redditi da associazione in partecipazione non dichiarati da un'impresa produttrice di latticini, ha stabilito che detti compensi debbono essere dichiarati ai fini della tassazione dall'impresa associante.

Contabilmente pertanto, al fine di evitare l'inquinamento dell'utile ai fini fiscali è il caso di rilevare il compenso all'associato in partecipazione come un costo fiscalmente indeducibile da portare in sede di dichiarazione dei redditi come variazione in aumento (Quadro F se l'impresa è in contabilità generale).

Adempimenti burocratici per la designazione del responsabile tecnico:

Si dovrà anzitutto stipulare un contratto di associazione in partecipazione, in bollo da € 14,62 ogni quattro pagine o frazione, soggetto a obbligo di registrazione e con versamento dell'imposta di registro di € 168,00 (fissa).

Presso il Registro delle Imprese, perché il titolare dell'azienda non dispone dei requisiti tecnici per l'inquadramento di artigiano impiantista, si chiederà l'iscrizione nella sezione dei piccoli imprenditori compilando Mod. I1 in bollo con versamento dei diritti camerali e dell'esazione annuale.

Contestualmente si compilerà l'intercalare P con indicazione dell'associato in partecipazione, allegando copia dell'attestato di laurea o diploma e presentando Modello di Denuncia inizio attività (formato che varia a seconda delle sedi provinciali) e versando le relative tasse di concessione.

Acquisto dei requisiti da parte dell'associante

Decorsi cinque anni dall'accoglimento in organico dell'associato, l'associante potrà, esibendo copie delle fatture relative agli impianti realizzati in questo termine con allegate le conformità firmate dall'associato, chiedere il riconoscimento dei requisiti per la Legge 46/90 egli potrà:

a) decidere di passare dal Registro Imprese all'Albo delle Imprese Artigiane;
b) mantenere l'iscrizione presso il Registro Imprese nella sezione dei piccoli imprenditori.

Da89
Oritano Neonato
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Re: Il responsabile tecnico in azienda e la Legge 46/90

Messaggio da Da89 »

Salve, volevo sapere io posso assumere un responsabile tecnico idraulico in pensione? e io che sono un lavoratore autonomo in possesso di diploma statale " Tecnico de sistemi energetici" quanti anni mi ci vanno di di associato? Grazie

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nuages
Oritano Esperto
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Re: Il responsabile tecnico in azienda e la Legge 46/90

Messaggio da nuages »

Da89 ha scritto:Salve, volevo sapere io posso assumere un responsabile tecnico idraulico in pensione? e io che sono un lavoratore autonomo in possesso di diploma statale " Tecnico de sistemi energetici" quanti anni mi ci vanno di di associato? Grazie
Salve, riguardo il primo quesito la risposta è affermativa anche se dovrà poi valutare (rivolgendosi opportunamente ad un consulente del lavoro) quale sia la tipologia di inquadramento più consona.
Per quanto riguarda il secondo quesito, l'art. 4 del DM n° 37/2008 (che ha in sostanza modificato la Legge n° 46/90) prevede, circa i requisiti del responsabile tecnico, il possesso di una diploma di scuola secondaria superiore con specializzazione in una delle attività impiantistiche di cui all'art. 1 dello stesso decreto.

http://images.to.camcom.it/f/AlboImprAr ... 008_37.pdf

Tuttavia, su questo punto, le consiglio anche di contattare l'Albo delle imprese artigiane della sua provincia di residenza.

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