Rischio fallimento banche in Italia

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job1983
Arsenio Lupin
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Rischio fallimento banche in Italia

Messaggio da job1983 »

In questi giorni si è sentito parlare molto della grave crisi che ha colpito le banche americane, si parla di una crisi del modello bancario Usa (anche se in realtà non è che ci siano altre valide alternative). Di fronte alle difficoltà del sistema bancario e alle tensioni sui mercati finanziari è corretto un intervento pubblico immediato e massiccio, ma al modello Usa è preferibile quello di una diretta partecipazione nel capitale.
Secondo il il consigliere esecutivo BCE Lorenzo Bini Smaghi non è giusto usare i soldi dei contribuenti per salvare le banche che hanno fatto lauti profitti in passato. Perciò l'intervento pubblico non deve mirare a riacquistare titoli spazzatura delle banche, come nel progetto americano iniziale. Si preferirebbe più che altro intervenire sul capitale come appunto ha fatto una banca belga nello scorso fine settimana.
Per quanto riguarda la situazione Italaina, chi ha un conto corrente, un fondo comune di investimento, mutuo o prestito ha poco da temere. Bisogna innanzitutto non confondere i correntisti bancari con gli azionisti. I primi godono delle tutele più ampie, ed è pressoché trascurabile la possibilità di danni, mentre i secondi, in quanto soci, chiaramente risentono appieno dei cattivi risultati economici dell'azienda.

Proviamo a fare qualche ragionamento sugli effetti di (ipotetiche in Italia, per il momento) difficoltà di una banca.

Parliamo degli effetti diretti (cioè solo quelli relativi al rapporto banca-cliente, non consideriamo le conseguenze di effetti sull'economia di una crisi bancaria)

1) Correntisti

Possiamo dire tranquillamente che i correntisti possono dormire sonni tranquilli, in quanto in caso di fallimento e liquidazione di una banca sono tutelati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Deposti.

Ma soprattutto, l'eventualità di un fallimento di una banca commerciale è piuttosto remota: la strada percorsa è sempre stata quella della vendita forzata ad un altro soggetto (a volte, di fatto, allo Stato), che subentra quindi alla banca in difficoltà come controparte.

2) Anche chi ha un mutuo o un prestito, per gli stessi motivi, rischia poco. Va però evidenziato che in qualche contratto di prestito la banca si riserva la facoltà di chiedere la restituzione immediata dell'intera cifra prestata. L'applicazione di queste clausole è improbabile anche in caso di grosse difficoltà (e l'eventuale legittimità nell'applicazione andrebbe verificata), però se questa clausola è presente, avrebbe senso prepararsi almeno mentalmente un "piano B", per poter restituire il prestito (cioè per farsi prestare i soldi da qualcun altro, in pratica -- chiedo un altro prestito per restituire l'attuale).

Credo che valga come regola generale che non bisogna farsi cogliere di sorpresa da quello che è scritto nei contratti che si è firmato.

3) Azionisti

Chiaramente i soci di un'azienda in difficoltà sono coloro che subiscono in modo più forte le conseguenze di una crisi dell'azienda, e di conseguenza gli azionisti sono quelli più esposti a perdite in queste situazioni: in caso di fallimento di una società, gli azionisti possono perdere anche l'intero capitale versato.

4) Investitori

L'aver sottoscritto un fondo o simili gestito da una banca o una finanziaria in difficoltà non causa necessariamente la perdita del proprio investimento: dipende, fondamentalmente, da che cosa ha in portafoglio il fondo.

Se, per fare un esempio limite, il fondo ha investito in Titoli di Stato, questi non si azzerano certo di valore perché il gestore del fondo entra in crisi.

Chiaramente, in caso di liquidazione del fondo (e di rimborso delle quote) la vendita non viene fatta alle migliori condizioni possibili, e quindi è possibile in questo caso perdere qualcosa, ma si tratta normalmente di una frazione del valore, non dell'intero investimento.


Fonte: www.businessonline.it
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cyberc
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Re: Rischio fallimento banche in Italia

Messaggio da cyberc »

Se fallissero le principali banche europee, difficilmente un intervento statale potrebbe risanare la situazione.
Ecco perchè:



In pratica le grandi banche europee hanno un peso finanziario notevole rispetto al PIL nazionale, addirittura doppio o triplo rispetto al PIL; in certi casi come ad esempio la ING DIRECT ha un peso finanziario 4 volte superiore al PIL nazionale, quindi nessuno Stato potrebbe far fronte a tale evenienza negativa.
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nuages
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Re: Rischio fallimento banche in Italia

Messaggio da nuages »

Si citava la IMG Direct, fulgido esempio di banche che esistono ma non si vedono.

Finchè le cose vanno bene, con queste banche virtuali, tutto ok, ma non appena sorge qualche problema a chi rivolgersi per dei chiarimenti ? Agli operatori del call center ?

Se non altro con le filiali che abbiamo nelle nostre città e che sono gruppi bancari con una storia solida alle spalle, ci sono degli impiegati e un direttore al quale proporre dei quesiti, o manifestare delle incertezze. Quei signori invece, chi li vede o chi li ha mai conosciuti ?

Il problema di tutto è stata la facilità con la quale questi prestiti e mutui venivano concessi negli U.S.A e spesso senza tener conto delle garanzie o della solvibilità dei clienti.

Questi debiti venivano poi ceduti da un gruppo bancario all'altro e quindi i crediti in sofferenza non erano solo del gruppo bancario d'origine cedente ma anche delle altre banche cessionarie (una specie di factoring che altro non è, come già è stata definita, una cessione del credito).

Bisognerebbe anche vedere le clausole di questi contratti di mutuo; può darsi che le rate e i tassi fossero molto più alte di quelle praticate da istituti di credito del nostro Paese; magari poi la gente non riusciva a pagare e quindi .....

Questa esperienza a me ha insegnato che, contrariamente a quello che ci fanno continuamente vedere, l'America è fatta non solo di grandi ricchezze ma anche (e forse soprattutto) di grandi miserie.

La TV si ostina a mostrarci solo il lato bello delle cose.

C'è comunque chi su questi allarmismi montati dai mass media ci ricama sopra per fare speculazione economica e, immancabilmente, politica.

Il problema esiste ma pensando a noi Italiani che nel risparmio e negli investimenti, tranne casi particolari, non siamo degli scellerati mi viene voglia (almeno, per ora) di essere ottimista.

Nell'investire, secondo me ed essendo anche io un piccolo risparmiatore, bisogna scegliere prodotti che rendano poco ma con poco rischio; purtroppo la gente oggi, non sa accontentarsi, non ha capito che i soldi bisogna lavorarseli.

E' finito il tempo degli anni '80 dove col fiscal-drag le banche davano il 16% o il 17% di interessi netti.

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farco
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Re: Rischio fallimento banche in Italia

Messaggio da farco »

Certamente l'Italia è uno dei paesi più sicuri al mondo nei mercati finanziari e bancari dato che già da tempo ha cominciato ad adottare la convenzione di Basilea II (e che non stò qui a spiegare perché molto complessa). Il mercato bancario italiano è tra i più regolamentati e più rigidi, ma sicuramente non è totalmente escludibile un possibile fallimento di alcune banche a causa del mercato interbancario che "interlaccia" tutte le banche del mondo: basta che ne vada in crisi una sola per mettere in crisi l'intero sistema. Oggi il fallimento di una banca, almeno in Italia, prevede l'acquisizione delle sue attività da parte di altre banche private: non è detto che se una banca di grosse dimensioni dichiari una situazione di illiquidità e quindi di insolvenza debba essere assorbita da una sola banca concorrente, ma può essere spezzettata tra varie banche. Al limite nei casì più gravi, come la situazione attuale, può essere previsto l'intervento delle anche centrali per garantire i c/c dei depositanti oppure per acquisire parte del capitale della banca in crisi, in modo da non pesare eccessivamente sulle tasche dei cotribuenti. Purtroppo, anche se a molti non fà piacere, l'intervento pubblico è necessario per evitare una crisi gravissima che potrebbe colpire pesantemente l'economia reale: mancanza di finanziamenti alle imprese con conseguenze negative sulla produttività, sull'occupazione e sulla redditività, perdita dei risparmi, aumento dell'inflazione con ulteriore riduzione della redditività, ecc. Il mercato bancario non può essere lasciato al free market: la crisi attuale per es. è stata causata principalmente dalla Federal Reserve americana, la quale, immettendo per anni liquidità nell'economia per incoraggiare le imprese ad investire, ha praticamente incoraggiato le banche ad emettere sempre più prestiti (negli Usa non esiste alcun limite per la banche nell'emissione di prestiti) fino a raggiungere un indebitamento superiore anche di 4 volte l'attivo (quindi si tratta di prestiti allo scoperto, che hanno poi portato ai cosiddetto mutui subprime). Bisognerebbe definire una regolamentazione appropriata che scongiuri una politica finanziaria spregiudicata da parte delle banche e per questo si comincia a parlare di Basilea III, ma ci vorranno molti anni prima di vederla concretamente.
I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto. (Giacomo Leopardi)

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