
Claudio ha scritto:Fatemi sapere, perché se la cosa è seria devo spedire una copia di backup di Oria.info all'esterno della Terra.

Andrea I. ha scritto:mi sembra tanto l'esperimento che è scritto nel libro "Angeli e Demoni" di Dan Brown....

Stef-TS ha scritto:Andrea I. ha scritto:mi sembra tanto l'esperimento che è scritto nel libro "Angeli e Demoni" di Dan Brown....
...che infatti è citato alla fine dell'articolo
CONTO ALLA ROVESCIA TEST LHC, PER ESPERTI ZERO RISCHI
ROMA - La Terra non corre alcun rischio di essere distrutta dal test che avrà luogo al Cern di Ginevra il 10 settembre prossimo quando nel più potente acceleratore di particelle del mondo, Lhc, sarà fatto circolare il primo fascio di protoni.
A sostenerlo sono il presidente dell'Istituto nazionale di Fisica Nucleare, Roberto Petronzio e il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Infn), Luciano Maiani, che è stato direttore generale del Cern dal 1999 al 2003. Con la decisione della Corte Europea dei Diritti Umani di respingere il ricorso presentato da un gruppo di scienziati, secondo i quali potrebbe crearsi un mini buco nero capace di risucchiare il nostro pianeta, parte così il conto alla rovescia ufficiale. L'Infn oltre ad aver partecipato alla realizzazione di Lhc, con i suoi scienziati partecipa ai test, per i quali copre anche ruoli di responsabilità internazionali. Petronzio precisa che, in ogni caso, il rischio non riguarda ciò che avverrà il 10, quando non vi saranno scontri di particelle ma verrà immesso nella macchina il primo fascio di protoni che sarà fatto girare nell'acceleratore.
In merito ai test successivi, quando fasci di particelle saranno fatti scontrare ad altissime temperature per ricreare le condizioni del Big Bang, in base alla relatività di Einstein, sottolinea Petronzio, non vi è alcun pericolo. "Già nel 2003 - ha spiegato Petronzio - il Cern ha creato un gruppo di valutazione per la sicurezza di Lhc che ci ha rassicurato sulla sicurezza degli esperimenti prodotti nell'acceleratore.
E lo stesso parere è stato espresso anche dal gruppo di scienziati Scp Scientific Policy Committee, di cui fanno parte premi Nobel per la Fisica che esprime valutazioni scientifiche per il Consiglio del Cern". Se questo non bastasse, prosegue Petronzio, la prova maggiore che confuta la teoria del rischio buco nero sono le continue, innocue, collisioni di alte energie che avvengono nell'Universo, come i raggi cosmici che colpiscono anche la Terra.
L'assenza di rischio dai test di Lhc, è sottolineata anche da Maiani. "E' stato giusto porsi il problema - ha detto - ma il problema non ha un fondamento tale da indurre preoccupazioni. Dal punto di vista scientifico, invece, sono pienamente convinto che i risultati dell'esperimento saranno nel senso positivo".
ATTESA SENZA INTRALCI AVVIO ACCELERATORE - Ancora pochi giorni e il gigante degli acceleratori di particelle si "sveglierà": il primo fascio di protoni percorrerà i 27 chilometri dell'anello del Large Hadron Collider (Lhc) mercoledì 10 settembre. Tutto sta procedendo senza intralci e fanno sorridere le ipotesi catastrofiste dei giorni scorsi, mentre cresce di ora in ora l'attesa di quest' evento fra i ricercatori del Cern di Ginevra. "Alcuni di noi stanno lavorando da quasi vent'anni a questo progetto e adesso siamo pieni di speranze, c'é un clima molto bello", dice la fisica Maria Curatolo, responsabile dei fisici italiani per Atlas, uno dei quattro grandi esperimenti che saranno condotti nell'Lhc. "I test di iniezione partiti in agosto si sono conclusi e tutto è andato bene", prosegue.
Mercoledì 10, finalmente, si procederà alla fase successiva: "un volta iniettati nell' acceleratore, i fasci di particelle saranno fatti circolare in tutto l'anello". Inizialmente l'intensità dell'energia sarà piuttosto bassa rispetto a quella prevista a regime: 450 Gev (ossia 450 miliardi di elettronvolt), che in breve tempo saranno portati a cinque TeV (5.000 miliardi di elettronvolt) e quindi a sette TeV (7.000 miliardi di elettronvolt). "In questi giorni - prosegue Curatolo - sono in corso tutte le verifiche, che continueranno fino all'ultimo momento. Tutto è sotto controllo e sappiamo che il 10 settembre l'attenzione del mondo sarà puntata sull'acceleratore".
E intanto, aggiunge, "é già una grande soddisfazione vedere che è stata realizzata e che sta funzionando una macchina che rappresenta una vera e propria frontiera della tecnologia". Tutti, al Cern, sono consapevoli del fatto che l'acceleratore Lhc è una macchina complessa e difficile. "proprio per questo motivo negli ultimi anni c'é stato qualche ritardo e la data prevista per l'avvio del funzionamento è slittata più volte. Ma adesso finalmente tutto è pronto e siamo tutti in attesa". Speranza e fiducia sono gli stati d'animo più diffusi, quelli che traspaiono in modo sempre più evidente: "siamo tutti speranzosi. Sappiamo che gli scienziati che lavorano alla macchina anno fatto moltissimo e adesso situazione è arrivata a punto finale. Siamo davvero fiduciosi che adesso è iniziata la fase che aspettavamo da tanto tempo e nella quale potremo prendere tutti i dati necessari per esplorare un nuovo orizzonte fisica.
ansa.it

L’italiana del Big Bang:
«Non inghiottirò la Terra»Fabiola Giannotti guiderà 2.500 scienziati: «Cerco la particella di Dio»
MILANO — «Non c’è d’aver paura: il nostro superacceleratore non distruggerà la Terra». Non c’è incertezza nelle parole di Fabiola Giannotti, la ricercatrice italiana alla guida di Atlas, uno dei quattro esperimenti permessi dal nuovo Large Hadron Collider, il super acceleratore di particelle che si accenderà il 10 settembre al Cern di Ginevra. Ma due americani si sono rivolti al tribunale chiedendo sia bloccato perché potrebbe creare buchi neri distruttivi. I due non sono scienziati. «È una paura ridicola — spiega Fabiola — perché in natura ogni secondo avvengono spontaneamente, grazie ai raggi cosmici che piovono dallo spazio, collisioni da cui si sprigionano energie miliardi di volte più elevate di quelle da noi ottenute. E se riusciremo a generare buchi neri come una teoria ipotizza, questi saranno microscopici ed evaporeranno subito, nella frazione di un secondo». Fabiola Giannotti, amante della musica e della danza (ma è un ricordo lontano), è cresciuta con la supermacchina che ora dirige e che, tutti aspettano, rivoluzionerà la fisica e la nostra conoscenza. Corre in una galleria sotterranea e al suo interno viaggeranno nuvole di microscopici protoni che, scontrandosi, scateneranno un’energia straordinaria. «Così — dice la scienziata — riprodurremo le condizioni dell’universo quando aveva appena 10 microsecondi dallo scoppio del Big Bang da cui tutto ha avuto origine. Sarà un plasma formato da quark e gluoni con una potenza in gioco di 14 teraelettronvolt (14 mila miliardi di elettronvolt), la più alta mai ottenuta».
COINVOLTI 600 RICERCATORI ITALIANI - La storia dell’LHC è la storia di Fabiola e di una grande aspirazione materializzata. «Avevo appena conquistato il dottorato all’Università di Milano nel 1990 quando entrai al Cern studiando uno strumento che sarebbe stato installato sull’esperimento Atlas». L’impresa, per arrivare all’LHC, è stata lunga e gigantesca perché ha richiesto passi avanti nella tecnologia (come i magneti superconduttori costruiti da Ansaldo-Finmeccanica congelati a 271 gradi sotto zero), nella scienza e un robusto finanziamento di quattro miliardi di euro. L’Italia partecipa attraverso l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) per una quota del 10 per cento coinvolgendo 600 ricercatori italiani. Ora il traguardo si sta tagliando. E anche Fabiola, grazie ai risultati che otteneva, da semplice ricercatrice rappresentante dell’Infn macinava posizioni sempre più elevate. A Parigi era eletta nel comitato scientifico del Consiglio nazionale delle ricerche francese, a Chicago (Usa) entrava a far parte del comitato supervisore del Fermilab, il più celebre centro di ricerca fisica americano. E nel 2004 entrava nei record del Cern come la prima donna ad essere nominata vice coordinatrice di Atlas: ora lo dirige. «La prospettiva è eccitante perché sarò alla guida di un gruppo di 2500 scienziati provenienti da 37 nazioni di cinque continenti, con culture e formazioni diverse. Non è stato facile, ma al Cern è possibile perché non c’è discriminazione tra maschi e femmine, ciò che conta sono le capacità». Dalla supermacchina si aspettano grandi risultati. «Sarà come aprire la porta di un giardino delle meraviglie — dice —. Gli obiettivi sono tanti: trovare il bosone di Higgs, soprannominato la particella di Dio perché spiega come mai la materia abbia masse diverse; decifrare la natura della materia oscura dell’universo, individuare nuove particelle o incontrare addirittura dimensioni sconosciute». Ma quale era l’aspirazione segreta di Fabiola Giannotti? «Spiegare la natura delle cose che prima cercavo nella filosofia e poi ho trovato nella fisica». E la scienza basta? «No, quando la sera rientro e suono il pianoforte inizio un viaggio in una dimensione altrettanto fantastica».
Giovanni Caprara




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